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01 febbraio 2011

Catarsi

Senza mollare un secondo l'Iphone, Tatjana ci raggiunse, scambiò due baci con Mark, solo con lui, e ci fece cenno di seguirla e noi, ipnotizzati come le vittime del mostro di Rostov, non ce lo facemmo ripetere due volte. Camminammo per qualche metro, per poi scendere nel sottopassaggio che ci avrebbe portato sulla Manezhnaja, in direzione Tverskaja. Il sottopassaggio era carico di fumi di piscio e di vecchi alcolizzati che urlavano qualcosa di incomprensibile, aprendo a fatica le loro bocche sdentate: Tatjana rispondeva con cenni della mano, oppure staccava un secondo l'Iphone dall'orecchio, lo copriva con il palmo della sinistra e nel frattempo sparava qualche imprecazione in russo che incredibilmente riusciva sempre a trasformare quegli ubriaconi in cagnolini silenziosi. Io le ero a fianco, mentre gli altri due stavano dietro di noi, perché, pur avendo un chiaro debole per l'americano, la nostra Tatjana era ancora letteralmente schifata dal fatto che i miei due amici parlassero tre parole in croce di russo.

13 dicembre 2010

Ksenya Simon è già cotta in padella

Come se non bastassero le orde di adolescenti dai seni a bustina di thè che mi si gettano ai piedi ad ogni mio passo lungo la Tverskaja, ormai riesco pure a scatenare ordate ormonali solo con il mio semplice indirizzo email.
Ah, Claudio, ma fino a dove cazzo si spingerà la tua potenza mazinghiana?