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27 marzo 2011

The Columbus Effect

Doveva essere ormai già mezzanotte. Le stradine aguzze di Kitaj Gorod brulicavano di persone che inciampavano, imprecavano, limonavano, bevevano, fumavano, e branchi di taxi bianchi più o meno ufficiali e Lada cigolanti poco raccomandabili attendevano con il motore acceso fuori dai principali locali, in attesa di flussi d'uomini presi dall'ansia angosciante di rendere degna quella serata e autoconvincersi così di sentirsi vivi e tornarsene nel letto soli come vermi o con qualche pezzo di carne calda raccattato a qualche angolo della strada: l'aria era satura di smog pestilenziale, gioia di vivere e nera disperazione, ed io respiravo a pieni polmoni, ed a ogni respiro ringiovanivo di quarant'anni.
Tagliamo dentro per un vialotto oscuro, attratti da una masnada di figuri vestiti con colori sgargianti, e per puro caso ci ritroviamo proprio di fronte al Propaganda: di fronte ai soliti scimmioni d'ordinanza che come Caronti moderni decidevano chi fosse degno di portare i flaccidi culi all'interno del locale, si stendeva un lungo serpentone di folla, così lungo che avrebbe fatto desistere dalla voglia di entrare Arthur Fonzarelli: ma cosa è qualche minuto di coda per noi, garibaldini esteti del nuovo secolo? Ci incolonniamo pii e silenziosi, placidi come le pecorelle bianche di Gesù Cristo.





Procediamo lungo la fila ad un andatura da funerale di stato, preso da un raptus di noia accendo di malavoglia una sigaretta e mi sporgo un attimo a guardare davanti, sollevandomi a stento sulle punte:
<< Ma... hai notato che ci sono praticamente solo uomini in fila? E poi, come cazzo sono vestiti? Sembrano usciti da un video dei Village People >> Faccio al Maestroni che mi era di fianco.
<< Se ci sono tanti uomini in fila, significa che ci sono tante fiche dentro: quando i branchi di acciughe si spostano, i pescatori fanno a botte per prendere il posto in prima fila. La Natura applica continuamente gli stessi schemi, l'ho sentito ieri su Discovery Channel, caro Claudio. >> Replica lui, serio come un frate cappuccino.
<< Ma che acciughe vuoi che peschino con questi canottoni e queste pettinature alla Diego Della Palma? >>
<< Ah, ma Claudio, dovresti saperlo ormai che i russi sono pazzi, no? Sarà qualche festa alternativa o non so che cazzo, meglio così, con le nostre scamiciate l'effetto Cristoforo Colombo, garantito. Perché mi guardi così? Non ti ho mai parlato dell'effetto Cristoforo Colombo? Ah no, cazzo, ovvio che no, l'ho formulato giusto l'altra sera, ti interessa? E' una storia un po' lunga e sai che io racconto un po' col culo, la vuoi sentire? >>
<< Ci mancherebbe altro. >>
<< Sai, stavo guardando non so che siti e mi si è aperta una di quelle troiate dove puoi selezionarti una puttana per altezza, peso, taglia di reggiseno, special skills, vicinanza alla metro tal dei tali e cose del genere e insomma, ci perdo un po' di tempo, mi guardo un po' di foto, e mi sale un po' di foia, mi dico: “affanculo,che male c'è?” e vado sulla categoria Ebony... ci si annoia a star sempre in mezzo a queste bionde del cavolo, non trovi? Sai che non sono un grande amante del mercato del sesso, ma dove la trovavo una nera così, rapidamente, giusto per togliermi lo sfizio? Mica la trovavo al bar di sotto. Che ne pensi? Non guardarmi così, dì qualcosa stronzo. >>
<< Quello della puttana è il mestiere più nobile del mondo, più dell'eremita buddista, del pescatore di salmone e del mandriano di pecore, perché non è facile vendere amore in questo mondo pieno d'odio. Se fosse per me, io le canonizzerei tutte all'istante e le metterei a capo di ogni governo e di ogni religione, ed il mondo sarebbe un mondo incredibilmente migliore e più sano e paradossalmente, anche più moralmente corretto. Le puttane sono le sante del nostro tempo, amico mio. Ma va' avanti, ti ascolto, è questo l'effetto Cristoforo Colombo, tu che vai con una nera? >>
<< No, cazzo, non correre. Quella poveraccia in realtà non c'entra quasi nulla, o meglio, c'entra, ma indirettamente... Insomma, niente, la chiamo, ci accordiamo sul prezzo, ed in trenta minuti me la trovo sotto casa... solo che mi era già passata. >>
<< Cosa ti era già passata? >>
<< La voglia di farmi una nera, cristo santo, mi conosci... ma cosa ci potevo fare? Non potevo certo cacciarla via così, senza darle una lira, ho un cuore anch'io in fondo, e poi che ne sai che cristo succede in questo postaccio, meglio non avere casini con certa gente... niente, entra in camera, vuole che la pago in anticipo, tiro fuori non ricordo manco più quanti rubli, li mette nella borsetta e si spoglia, in un secondo è completamente nuda: era proprio una gran bella montagna di carne... una pantera... ah, è banale descrivere una nera come una pantera, vero, grande scrittore? >>
<< Un po'. In quei casi io consiglio sempre di mettere qualche aggettivo a caso, che so, dì “una voluminosa panterona del Borneo”, o qualche altra regione sperduta, in effetti anche il Borneo è piuttosto inflazionato... comunque chi cazzo se ne fotte, vai avanti, non sono mica la Grena >>
<< Buona questa, non sono mica la Grena. Insomma, con tutto quel ben di dio di fronte a me, era tornato a prudermi il bischero, lo ammetto. Pareva proprio bella sugosa e non aspettavo altro che mi rampasse sopra... macché oh. Ci crederesti? Questa non era una di quelle puttane ubbidienti o una di quelle capre ubriache da Tema Bar, questa prima voleva che fossi io a scaldarla un po', mi segui? Mi piaceva questa novità, mi piacciono le donne di personalità: ho ingoiato due mentine che tengo sempre sul tavolino per il vecchio “effetto-Alaska”, ed ho preso di buona lena a scriverle il caro alfabeto dei sordomuti e ad analizzarle un po' i pistoni interni... amico mio, dovevi proprio vederla! Ah, ma che spettacolo! Era tanto nera fuori quanto rosa dentro, pareva uno di quei porcellini dei cartoni animati, perdio, ero così su di giri che non so come abbia fatto a non scoppiare a ridere, così, con il testone in mezzo alle sue gambe! L'ultima volta che ero stato così felice doveva essere la prima volta che miei mi portarono a Gardaland. Era in quel momento, credo, che mi è venuto in mente Cristoforo Colombo... mi sentivo un esploratore, sì, proprio un esploratore: anzi, ero Cristoforo Colombo, ci mancava solo che mi mettessi a parlar spagnolo.. era spagnolo, no? O forse era solo partito dalla Spagna, che cristo ne so... Pensa all'effetto che deve aver avuto lo sbarco degli europei su quelle povere fiche pellerossa... ne devono essere state mortalmente attratte, almeno agli inizi, credo. Siamo sempre attratti da ciò che è lontano da noi, e solo col tempo scopriamo che ciò che tanto ci attraeva inizialmente non è altro una variazione di tono di una stessa nota, tutto qua... e stavo andando anche oltre, sai? Stavo rifondando l'intera storia dello sbarco europeo in America. Pensavo che può anche darsi che la penetrazione - scusa, termine sbagliato - europea sia stata facilitata dal fatto che queste indiane non desideravano altro che farsi montare da quei bastardi d'invasori, tutto qua, altro che guerre, pestilenze, e tutto quell'altro mare di stronzate che siamo costretti a subirci da bimbi, solo perché ci vogliono tenere nascosto il più a lungo possibile il mistero del sesso... che ne pensi, ti piace?
<< Mi piace molto. Senza dubbio morire scopando è una morte assai più gloriosa che morire a causa di un raffreddore, come dicono tutti quei noiosi libri di storia.
<< Esatto, sono pienamente d'accordo. E vedrai, l'effetto Cristoforo Colombo succederà anche qui: le alternativelle che ci stanno aspettando dentro il locale sono le nuove troie pellerossa, e noi, noi indovina un po' chi siamo? >>
<< Noi siamo un branco di coglioni e tu sei sbronzo. Ma quanto cazzo manca per entrare? E comunque, com'è finita con questa pantera? Le hai controllato pure se avesse delle carie sui denti? >>
<< Le ho detto di rivestirsi e di andarsene, senza neppure calarglielo. Come potevo? Avevo un tale fuoco spirituale dentro che temevo che se l'avessi tamponata ne avrei perso la metà. Sai come sono le donne. Ti divorano l'anima, se sono davvero donne. >>
Non ci avevamo fatto caso che davanti a noi stavano due affascinanti creature. Una di loro, la bionda di destra, si voltò di colpo, come fulminata, e dal niente esclamò:
<< Siete turchi, vero? >>

11 febbraio 2011

La celeberrima sparizione del Cardinetti, part.2

Camminammo per una decina di minuti. Credo di aver visto almeno un centinaio di fontane, ognuna con un proprio caratteristico getto d'acqua che andava a formare un qualche ritmo classico o che so io. Le mie gambe andavano avanti per inerzia, come spinte dal continuo cicalare della buona Anna Tudanova: avevo già ormai perso il filo del suo discorso, ed erano passati solo dieci minuti da quando avevamo varcato il cancello d'entrata. Non era una cosa positiva. Camminare con questa ragazza era come camminare con dei campanellini attaccati alle caviglie: ad ogni passo qualche parola nuova cascava nell'aria e tintinnava per ore nei sottofondi della memoria.
Ricordo che mi mostrò il più vecchio albero di tutta la Russia, una roba maestosa che si ergeva solitaria in mezzo ad un prato curato come un campo di golf, così enorme che gli altri alberi parevano essersi spostati dalla vergogna. Mi spiegò come si faceva a contare l'età degli alberi: evitai di dirle che lo sapevo di già perché pareva tenerci molto a quella spiegazione botanica.

Ricordo poi che ci imbattemmo in un milione di cortei nuziali: le spose erano tutte bellissime, come angeli bianchi inciampati giù dalle nuvole. Gli sposi lo erano un po' di meno, ma volevo bene pure a loro. Io speravo che almeno quella visione calmasse i suoi bollenti spiriti, perché di solito le donne quando vedono i matrimoni si emozionano e fantasticano e sognano ad occhi aperti e fanno tutte quelle manfrine da donne, ma la mia Anna Tudanova non era una donna di quel tipo, o meglio, lo era, ma agli schiamazzi ed ai gridolini ed agli strattoni, la mia Anna Tudanova pensò bene di cospargere il tutto con accuratissime spiegazioni rigurdanti l'iter tradizionale del matrimonio ortodosso, con parentesi sui riti minori di influenza greco-bizantina e le somiglianze e le differenze con le pratiche tribali delle popolazioni della Nuova Guinea. E sapeva pure di architettura e di simbologia religiosa, questa Anna Tudanova: mi spiegò con piena dovizia di particolari il significato dei colori di ogni cupola di ogni chiesa ortodossa mai costruita sull'intero territorio russo, da Pskov a Vladivostok. Io ero così malleabile e buono che se anche avesse iniziato a parlarmi delle geometrie non euclidee o dell'affannosa ricerca dei vestiti durante i saldi, avrei fatto la stessa faccia molto interessata.
Le proposi di sederci su una panchina. Il flusso di persone era cospicuo e mi andava di osservarle.

<< Allora sei qui con altri italiani? E dove andate di sera? Vi divertite? Ah, chissà quante ragazze vi saltano addosso appena sentono che siete stranieri... qua è così, sai? L'hai notato? E non dire di no per paura di offendermi... io lo so >>

A me non son mai piaciuti questo tipo di discorsi razzisti, specie perché sono cose che succedono in ogni paese, anche in Italia la donna viene irrimediabilmente e naturalmente attratta più da un Cayenne  con i cerchi in lega tempestati di diamanti sudafricani che da una Mazda simil Fiesta del 1984 che si accende dopo quattro tentativi, per poi spegnersi dopo dodici metri di strada mica solo in Russia, ed anzi, se proprio si accettava questo discorso, perlomeno qua il mercimonio amoroso si fondava su basi meno ipocrite e velate.

<< Guarda, in realtà siamo tre sfigati che sembriamo più dei terroristi di Al-Qaeda piuttosto che i Marcello Mastroianni del duemila... a me non sembra proprio che sia come dici tu, ma certamente tu devi saperne più di me... io credo che, più semplicemente, le persone, sia uomini che donne, siano, come dire, incuriosite, dal fatto che non siamo di qui, ma di una nazione che, vista da fuori, è probabilmente la più bella del mondo, almeno secondo la concezione tradizionale... però vedi, è la normale routine delle cose... voglio dire, se ti facessi scegliere la più brutta ragazza di Mosca e la catapultassimo in un locale italiano, ti assicuro che tutti i lumaconi del posto le sarebbero addosso, solo per il fatto che il suo elemento esotico la rende mille volte più interessante di una normale ragazza italiana... ma sicuro sicuro >>
Anna Tudanova non sembrò molto convinta della mia spiegazione.
Il discorso andò avanti per un po', sempre su queste linee. Mi sentivo un po' ridicolo ad ergermi a ruolo di difensore della dignità russa, ma ormai avevo iniziato e non potevo più tirarmi indietro, proprio per una questione di principio dialettico, anche se io stesso non ero esattamente così certo delle conclusioni a cui stavo tendendo. Infatti non posso più dire come si risolse la questione, ricordo solo che ogni tanto mi interrompeva dicendomi: << Oh, ma come parli bene! >>, la qual cosa mi imbarazzava un sacco, specie perché stavo parlando come un venditore del pesce di Pomigliano D'Arco.



Dopo questa discussione, credo che le uniche parole che pronunciai per una buona ora furono quando la discreta Anna Tudanova mi chiese: << Ma se ti dovessi perdere, qui, in questo posto e-norrrrr-me, riusciresti a chiedere a qualcuno le indicazioni per uscire? >>
Per chi mi aveva preso, questo disgraziato Cerbero in minigonna? Le sputai fuori qualche parola senza alcun rispetto per i casi e per la consecutio temporum e le venirono gli occhi a cuoricino. << Ma come sei dooolce quando parli in russo, Claaaudio! >> Non capivo se mi stesse pigliando per il culo. Certamente lo stava facendo.

Dopo di ciò, la feconda prosciuttona Anna Tudanova partì con una violentissima tirata autobiografica su tutta la sua esistenza, passata, presente e futura. Iniziò raccontandomi i primi anni '90, anni di grande povertà dopo l'uscita dal comunismo, mi raccontò della fila per prendere il pane e della miseria imperante, delle strade sporche e piene di orfanelli, della gente non usciva di sera per paura di subire violenze e della mamma che lavorava giorno e notte per guadagnare quattro rubli in croce ed assicurare così un futuro a lei... Quelli erano racconti che mi piacevano molto: erano immagini forti, e lei li raccontava bene, con belle pennellate espressioniste di parole... aprii la bottiglia di birra e buttai giù qualche sorso, così, giusto per rinfrescarmi il gargarozzo. Ormai avevo capito che dovevo starmene zitto come uno sgombro del delta del Po a sorbire tutto il suo bildungsroman, per cui decisi di mettermi più comodo: spostai le gambe in modo che non toccassero più il suolo, direttamente sulla panchina, così da poterla guardare negli occhi mentre raccontava quest'esaltante popea tudanoviana, senza girare il collo di settecentoventidue gradi ad frase, che erano davvero moltissime. Mi pareva sgarbato non farlo.

Gli anni volavano, pesanti come aironi imbrattati di petrolio: aveva la straordinaria capacità di riassumere un anno di esistenza in massimo trecento parole, virgole e punti esclamativi esclusi. Dovevano essere le tre spaccate di pomeriggio: il sole assassino batteva forte sul mio testone nero, ed in più non mi facevo la barba da tempo immemorabile... sembrava che il sole battesse solo su di me, un po' come la nuvola di pioggia su Fantozzi. Pensai: devo bere alla svelta, altrimenti la birra diventa camomilla e poi fa schifo e vomito, e con la donzelletta qui faccio una figura barbina e dovrò fuggirmene nella taiga siberiana a pascolare gli armenti per superare l'onta. Bevetti quindi più alla svelta. Eravamo arrivati alle sue scuole medie: gravissimi attriti con una compagna di classe georgiana. Le aveva rubato il fidanzatino, quella sporca troia. Litigi incredibili durante l'intervallo. Esaltanti storie di capelli tirati. Si dibatteva sul primato temporale dei rispettivi menarchi. Avevo mai incontrato delle georgiane? No, non le avevo ancora incontrate. Le georgiane hanno una marea di capelli neri , perlopiù ricci, e si truccano come zoccole, diceva Anna Tudanova. Mi pareva una descrizione davvero molto interessante: non avevo mai pensato alla Georgia come una nazione con potenziali belle donne. La ragazza dell'Ascensore poteva essere georgiana? No-o-o, lo esclusi. Da come mi parlava Anna Tudanova, queste georgiane eran delle specie di terrone più nere della pece. La mia ragazza dell'Ascensore aveva sì i capelli neri (o erano castani? Ancora il suo volto non si materializzava nella mia memoria, c'era solo la sua voce e le poche parole pronunciate), ma era così bella, raffinata ed austera... come una strega di stirpe regale: no, senza dubbio non era georgiana. Celebrai l'esclusione dalla Georgia dal mio mappamondo con un bel sorso di birra. Mi pareva di sentire l'intero percorso delle bollicine dalla mia bocca fino allo stomaco, o fin dove arrivano quei cazzo di liquidi una volta che li butti giù. Dovevo mangiare qualcosa? Avevo dimenticato pure l'idea stessa di mangiare. Il sole bruciava come fuoco nella trachea. Eravamo passati ai racconti del liceo.

Alle superiori persi definitivamente il filo del discorso: avevo strane allucinazioni... C'era una parte di me che pur di farla star zitta aveva cominciato a baciarla, ma proprio di gusto e di passione, come un salmone norvegese, che risaliva la corrente delle sue tonsille ipereccitate, e c'era un'altra parte invece che la prendeva a calci nel culo e la buttava nel laghetto, vicino agli anatroccoli, e poi tornavo sulla panca, mi accendevo una sigaretta, incrociavo le gambe e la guardavo fare qua-qua fra gli anatraccoli. Erano immagini che mi facevano ridere: anche Anna Tudanova rideva. Però credo che ridesse per cose che stava raccontando lei... è difficile dirlo.
Improvvisamente passò a parlare, chissà perché, della Siria, questo me lo ricordo bene. Insomma, pareva che suo padre fosse siriano, o qualcosa del genere, però Tudanova non mi pareva mica un cognome tanto siriano... ma come potevo chiederglielo? Arrivai alla conclusione che dovevo aver perso il pezzo in cui mi spiegava che i suoi erano divorziati e che ora sua madre stava con un siriano. Era sgarbatissimo fare di nuovo accenni su di un argomento così delicato, si capisce... La lasciai parlare. E poi il discorso era già più interessante ed io rientrai un po' in me – non sapevo neppure esattamente dove fosse, questa Siria.
Ora quindi eravamo in questa Siria, nazione dove Anna Tudanova si recava di frequente. Iniziarono una serie di particolari strani: lei in questa grande casa bianca – c'è il sole in Siria, le case sono bianche come in Grecia - e nel cortile questi siriani in motocicletta che le facevano la serenata... non ero sicurissimo di aver capito bene, mi pareva più la trama di un film di Stallone... per schiarmi un po' la mente, ci bevetti sopra dell'altra birra. Mi vibrò il telefono: doveva essere il Maestroni. Ci pensai su un secondo: in effetti non avevo detto a nessuno dove avrei passato il pomeriggio... ma figuriamoci se un gentiluomo come me si mette a rispondere al telefono dinanzi ad una fanciulla. Feci finta di nulla e ci bevetti sopra dell'altra birra: ormai era quasi finita. Era diventata davvero buonissima con il tempo, ed era proprio un peccato che non ne avessimo prese due bottiglie. Sfoderai un  poderoso sorriso jamesdeniano e la invitai a proseguire nell'esaltante racconto.
In Siria c'è una festa: non capisco più se mi stia raccontando la sua vita od un racconto de “Le Mille Ed Una Notte”... Di nuovo i siriani in motocicletta... irrompono da qualche finestra... ci sono le scimitarre ed i veli... lei aveva bevuto un po' e ballava discinta sui tavoli... Ed il sole ora lancia pugnali avvelenati e mi sorride beffardo, come nei disegni dei bimbi... il sole mi squarcia le budella... le persone diventano puffi, Anna Tudanova è Gargamella... vedo blu e viola e i colori dell'arcobaleno tutti... barcollo come una damigiana rotta e quasi cado dalla panca! Ma in un improvviso attacco di lucidità, riesco a metter giù le gambe prima della catastrofe finale.
<< Ma-ma-ma Claudio! Non dirmi che sei già ubriaco! Deve venire ancora il bello! Dai, andiamo a fare una camminata, così ti riprendi! >>
Mi prese di nuovo per mano e mi portò in un'altra zona. Doveva proprio amarmi alla follia.

Se Smerdjakov aveva gli istanti di lucidità pochi secondi prima di un attacco di epilessia, io senza dubbio ho istanti di genio durante una sbronza. La camminata mano nella mano con la sgarzetta mi scaldò l'anima e mi fece riprendere: potevo sempre immaginarmi di stare passando la giornata con la mia Ragazza Dell'Ascensore, in fondo, il mondo è solo la nostra rappresentazione. Mi accesi d'amore e di passione, avevo la lingua di fuoco di Dio calata sulla testa e parlavo meglio di uno zar antico:
<< Anna! Scusami un secondo, fermati un attimo, prima che mi dimentichi... Ecco, così. Volevo dirti, volevo dirti, è così bello qui, dio mio, è così bello che mi viene da piangere! Mi vuoi sposare? Sposiamoci qui, su, perché no? Ah, diamo fuoco al mondo e costruiamone uno nuovo solo per me e te, ti va? Sono un pessimo elemento, lo so, ma sono anche un bravo ragazzo, in fondo... anche tu lo sei, si capisce. Sposiamoci! Voglio i confetti! Ora chiamo tutti i miei amici italiani, prendono un volo ed arrivano tutti qui... lo so! Mi vogliono tutti bene. E lo vorranno pure a te, mia cara! Sposiamoci così... sposiamoci nudi! Nessuno lo ha mai fatto, sbaglio? Nudi, e chi se ne frega! Poi ci buttiamo nel lago e mangiamo le anatre! Hai mai mangiato un'anatra viva, mia dolce Anna? Io no. Non ho neppure mai sposato una donna, se per è per quello... ma tranquilla! Non è mica difficile... Nessuno sa come si ama se prima non ci prova... mica nasciamo con la scienza infusa... Una costinata! Voglio tantissime salamelle... e anche le costine. L'ho già detto? Mi piacciono molto. E litri e litri di vino rosso... Voglio che la gente si diverta... sono stufo di queste facce tristi, Gesu Cristo. Ne avete qui di vino rosso? Ah fa nulla, portiamolo dall'Italia , ah! E la musica, Cristo, la musica! Vorrei tanti violini, per favore. Ti piacciono i violini, Anna Tudanova? >>.

Mi fermai. Mi mancava l'aria. Lei stava ridendo come un'oca, mentre io ero stato serissimo. Ero terribilmente offeso. Mi disse che ero tutto pazzo ed era la birra che stava parlando al posto mio... ma che ero stato fantastico, che dovevo continuare a parlare perché quasi quasi la stavo convincendo... E giù altre risate di pancia. Solo che io sapevo di essere serissimo, e che se solo lei avesse detto un semplice da, io l'avrei sposata, così, su due piedi, senza neppure mezzo pensiero a riguardo. Sì, l'avrei sposata, senza dubbio: dobbiamo pure seguire le nostre passioni, ogni tanto... la vita è così terribilmente corta.

01 febbraio 2011

Catarsi

Senza mollare un secondo l'Iphone, Tatjana ci raggiunse, scambiò due baci con Mark, solo con lui, e ci fece cenno di seguirla e noi, ipnotizzati come le vittime del mostro di Rostov, non ce lo facemmo ripetere due volte. Camminammo per qualche metro, per poi scendere nel sottopassaggio che ci avrebbe portato sulla Manezhnaja, in direzione Tverskaja. Il sottopassaggio era carico di fumi di piscio e di vecchi alcolizzati che urlavano qualcosa di incomprensibile, aprendo a fatica le loro bocche sdentate: Tatjana rispondeva con cenni della mano, oppure staccava un secondo l'Iphone dall'orecchio, lo copriva con il palmo della sinistra e nel frattempo sparava qualche imprecazione in russo che incredibilmente riusciva sempre a trasformare quegli ubriaconi in cagnolini silenziosi. Io le ero a fianco, mentre gli altri due stavano dietro di noi, perché, pur avendo un chiaro debole per l'americano, la nostra Tatjana era ancora letteralmente schifata dal fatto che i miei due amici parlassero tre parole in croce di russo.