24 febbraio 2011

Ultimo tango a Kitaj Gorod

Vengo presentato a due loschi figuri: questa era la sorpresa annunciata, non puttane d'alta classe, ma due talebani in carne ed ossa. C'è un saudita, di nome Sultan, magro come un giunco, sui vent'anni, slanciato e giovanile, dal volto simpatico e dai capelli setolosi, ed il compagno di camera, Said l'iraniano, di età ignota ma potenzialmente sopra i trenta, vestito come un ingegnere sudato appena uscito dalla palestra, basso, tarchiato, pacioso, dai capelli unti e dagli occhi che si aprivano come lanterne non appena vedeva passare una femmina, occhi bianchi e giganti, come un pesce palla. Un iraniano ed un saudita: stento a crederci. Neppure nel migliore dei miei sogni. Mi vengono in mente un sacco di domande da fare al buon Said, ma decido di aspettare un attimo... ci voleva un minimo di confidenza, prima.

Scopro che sono compagni di corso di Mark: a proposito, come cazzo è finita con Tatjana? Non lo vedevo solo da poche ore, ma parevano esser passati millenni interi, Abramtsevo, La Donna Dell'Ascensore, Anna Tudanova... troppa roba.
Il tempo era una fisarmonica che si allungava e si accorciava nelle nostre mani.
<< Aspetta cazzo, fammi comprare qualcosa da mangiare, altrimenti svengo... tieniti il racconto caldo >>
Entrai nel primo locale che trovo: un Subway. Non avevo voglia di riflettere su come dire “senza cipolla”, o “con tanta salsa piccante”, e quindi mi limitai a scuotere costantemente il crapone in modo affermativo. Cardinetti mangiava tutto, non c'è problema, angelo del cielo. Avrei mangiato anche lei, quella fata diafana che mi stava versando con tanta cura della carne di un animale ignoto nel mio panino: aguzzai la precaria vista di Nonna Papera e le lessi il cartellino del nome: Sonja... Sonja, merda, che brutto nome. Non potevo certo amare una donna di nome Sonja! Peccato. Però aveva una bella voce. Potevo innamorarmi solo di una voce? In fondo la voce fa parte dell'essere di una persona, dev'essere come un bel paio di tette od un certo culo a mandolino piangente, od un taglio di occhi dal sapore orientaleggiante. Le persone tutte si invaghiscono o si innamorano o che altro solo di una parte di un essere, e poi risolvono il mare di difetti altri con un idealismo disperato, dettato dai battiti del cuore e dalle farfalle nello stomaco, che porta a capovolgere magicamente quel tale difetto in un pregio della creatura amata. Sì, si poteva perdere la testa pure per una voce - forse. Però dovevo pensarci sopra un po' meglio, era un argomento contorto. Pagai con una banconota da cinquanta e mi dimenticai di prendere il resto. Era per colpa della voce.

<< Insomma, abbiam preso questo taxi... o meglio, lei ha preso il taxi – un bel taxi, mica come quelli che prendiamo noi... sai, una specie di Suv - e poi niente, ci abbiam messo circa venti minuti per raggiungere casa sua: casa... dio mio, avresti dovuto vederla. Pareva più uno sgabuzzino. Puzzava di qualche verdura da far star male, non so, credo cavoli, o che diavolo ne so io... credo me l'abbia anche detto, oguri, ogurzi? Non so. Insomma, entriamo, e questa è infoiata come una cagna, non scherzo, mi rimane in un attimo nuda come una samoana e mi fa: boy, vuoi qualcosa da bere, un po' di vodka? Che cazzo, ovvio, me ne sarei bevuta l'intera bottiglia... ero un po' nervoso, lo ammetto. Quella stanzetta era inquietante come poche e la puzza di questi oguri cominciava a darmi alla testa >>
<< Ma lei? Parlami di lei. Dio mio, non riesco proprio a immaginarmela mentre fa la gatta, quella nazista >> Gli faccio io, accendendomi una sigaretta. Il racconto si stava facendo interessante.
<< Gesù, lei, lei... era una cosa paradisiaca. E che fisico, che bombe! Beh sì, quello si vede anche quando è vestita, l'avrai notato... ah, Cardinetti, ma che femmina, che fem-mi-na! Altro che quelle capre americane che pure mentre le monti ridono a cinquantasette denti, questa, cazzo, questa, era come calarlo a secco in un fiume di lava, non scherzo! >>
Calarlo in un fiume di lava... questa mi era piaciuta molto.
<< Continua. E che mi dici delle special skills? >>
<< Che intendi? >>
<< Mi hai capito >>
<< Uh, guarda, in realtà non ricordo neppure bene... dopo il primo round abbiamo aperto qualche altra bottiglia e da lì ho perso un po' il senno, dobbiam aver fatto la polvere ad ogni angolo, cristo santo... ho dei segni sulla schiena ma – ti giuro – non ho la minima idea di come me li sia procurati... e poi cazzo, senti qua, deve ancora venire il bello: dopo un po', giustamente io mi addormento del sonno del giusto, un sonno di merda però, sai, quando sei sbronzo... insomma, devono essere le sette di mattina, e mica sento la porta aprirsi? E' finita, penso io, sono morto. Ma ti giuro che non mi fregava nulla, ero così in pace con me stesso... devono essere stati gli uccellini che sentivo cinguettare fuori dalla finestra. Mi sentivo come San Francesco. Ero diventato come uno di loro, mi credi? Credo che, in un certo senso, volevo proprio morire, come si dice, cupio dissolvi? Insomma, lasciamo perdere queste stronzate, dò uno strattone a lei che si sveglia a fatica – era ancora tutta nuda, faceva scaldare il sangue -, le dico che qualcuno ha aperto la porta, e lei che fa, quella troia? Si strofina un po' gli occhi e calmissima mi dice: non è niente, è solo il mio coinquilino, e se ne torna a dormire, ronfando alla buona. Merda, come il suo coinquilino? Che cazzo gli dico io a questo? Non lo so... dopo due minuti entra in camera, mi guarda, lo guardo, sto in silenzio, lui tranquillo, come se fosse al cinema, mi dice privet, si toglie i pantaloni davanti a me, rimane in mutande e canotta, prende una sedia, la mette vicino al letto, si siede, si accende lentamente una sigaretta e rimane lì a fissarmi, per cinque minuti buoni... io chiaramente non dico nulla, c'è solo lui che aspira ad ampie boccate, e negli occhi ha una strana luce... doveva essere pazzo, te lo dico io. Cristo, ma riesci a immaginarti la scena? Io, che non ho la più pallida idea di dove cazzo sia finito, una fica del genere nuda accanto a me, ed il suo coinquilino che mi guarda storto... da non crederci. Insomma, quando finisce la sigaretta, la butta sul pavimento, se la spegne tranquillamente col piede e se ne torna nell'altra sala, davanti alla tv, sempre in mutande ed in canotta, con una cazzo di pancia da Buddha nano >>
<< E te cosa hai fatto? >> Mi piaceva molto il suo modo di raccontare. Mi pareva di avercelo proprio qui di fronte, questo panzone.
<< Eh! Ho preso e me ne sono andato, senza dire un cazzo a nessuno >>
<< Bravissimo. Lascia perdere quella strega, non chiamarla più e bloccala su ogni cosa possibile... è matta nel cervello, ma sicuro. Dai, andiamo, questo panino faceva schifo >>

La prima tappa è un postribolo di nome “Sorry Babushka”. L'impressione è subito negativa: nonostante l'ingresso gratuito, elemento sempre gradito a veri pezzenti come noi, il localino è davvero troppo leccato per i nostri gusti contadini, ci sono addirittura delle uscite di sicurezza, gli specchi sono lucidi come specchi e non vi è una traccia di polvere neppure a leccare gli angoli più infimi: un locale che rispetta basilari forme di sicurezza è un locale morto. La fauna femminile è stranamente in rapporto minoritario rispetto alla consueta masnada di vacche al pascolo alle quali siamo ormai abituati e, fatto ancor più negativo, paiono tutte delle aspiranti fidanzatine di Lord Fauntleroy, con i vestitini di raso che un centimetro loro vale più di tutto il nostro intero guardaroba: terribile. Come se non bastasse, arriva il colpo fra capo e collo: mentre attendiamo di prendere qualcosa da bere, io e Maestroni veniamo a contatto con un gruppo di italiani. Merda, uno spende gazilioni di euro per visti ed inviti, e si ritrova ancora fra i piedi queste pantegane della peggior specie, questi cuochi trentenni alla Muccino, disperati e con la bava alla bocca, a Mosca da pochi giorni ma che oh raga, da paura, ma questo è il pa-ra-di-so, raga!. Insomma, facciamo gli amiconi, confermiamo con sincera gioia le loro impressioni, ci scambiamo rispettive pacche sulle spalle, augurandoci buona fortuna e stendendo lodi al rinomato orgoglio italico che trapela dai nostri petti villosi, noi, degni discendenti di una linea ideale che da Enea passa per Cesare Augusto, sale fino a Bernardo Castiglione, compie una giravolta su Alessandro Manzoni e si concretizza in Roberto Malone, e ce ne scappiamo a gambe levate appena la conversazione rallenta un attimo.
<< Andiamocene, questo posto fa schifo al cazzo.. da qualche parte qua vicino dovrebbe esserci il Propaganda, proviamo quello >>.
Il Propaganda, secondo le scarse informazioni in possesso di Tom Clancy Cardinetty, doveva essere uno dei posti più cool della città, se non fosse che, ogni tanto, ci piazzavano delle serate gay a sorpresa. Ma mica saremmo stati così sfigati da beccarla, noi, i predestinati nati sotto la stella di Hokuto?

Tutti d'accordo, tranne Said. Aveva perso la testa per una biondina che scuoteva il culo come un serpente a sonagli. L'abbiamo dovuto prendere e spostare di forza, come fosse un cadavere. Non è stata un'operazione facile: era massiccio come un toro, quel pezzo di iraniano.
Alla fine, il suo corpo mortale si mosse, ma io sono ancora convinto che quei suoi occhi bianchi e giganti come la luna piena, si trovino ancora lì, al Sorry Babushka, fermi a fissare la biondina che scuoteva il culo come un serpente a sonagli.



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