01 gennaio 2011

Capodanno 2011 - Le donne sono pazzi

Quando portavo il pane alle vecchie con il Panda bianco, avevo quattro colleghi di lavoro: il Capo, che si esprimeva rigorosamente in un bergamasco biascicante incomprensibile per chiunque, un vecchio, che era molto più preoccupato della fica che dei tempi di cottura delle rosette, un omuncolo, affetto dalla sindrome di Down, che una volta sorpresi intento nella pratica della cacata fra gli arbusti, e da lì diventammo come la Germania e la Francia, ed un quarto collega di nome Gary, che, per quello stesso atroce scherzo del destino che vuole mandrie di obesi portare con fierezza il cognome "Magri", era più somigliante ad un incrocio fra un nerd americano ed un freak di un circo equestre che al Gary Cooper delle aspettative materne.



Tuttavia, se è vero che dal letame nascono i fiori, è altrettanto vero che nessuna legge naturale vieta ad un freak di essere un filosofo, e Gary lo era. Gary fu, infatti, uno dei miei primi maestri.

Una mattina di inverno l'accogliente pianura padana venne sconvolta da una violenta tempesta di neve. Io, figuriamoci, non so neppure montare le sorprese dell'uovo kinder, figuriamoci se so montare le catene da neve su una macchina. Allora Gary lasciò i rustici e le stelline, uscì fuori e svelto come un grillo finì in un battibaleno la prima ruota.

<< Hai capito ora come si fa? Claudio, guarda, montare una catena di neve è come montare una donna, stesso identico procedimento, non ci scappi: una volta che ne hai montata una, le hai montate tutte >>

La potenza espressiva di quella frase mi sconvolse. Fu qualcosa di migliore pure dei fiumi di Eraclito.

Per qualche strana congiunzione mentale, ho ripensato a Gary a capodanno, quando, in pieno centro, all'una e mezza di notte, le strade gonfie di carne umana, una gioviale e pienotta ragazzina sui venticinque anni decise che era giunto il momento di farsi una bella pisciata in piedi, così, davanti a tutti, di fronte alla fermata di Victoria,  le gambe rigide leggermente divaricate, il sorrisino ebete e la nonchalance dei grandissimi. Il getto era così potente che avrebbe frantumato il Muro del Pianto. Come un fiume eracliteo, la piscia iniziò a colare, lenta ed inesorabile. Mi spostai, con le movenze di uno stambecco d'oro. Ad attendere il bus vicino a me c'erano pure due signorotte, senza scarpe. Una di loro aveva calzini bianchi di spugna con la punta annerita. Il bacino di piscia le raggiunse. Non sbatterono ciglio.

Gary, ti prego, insegnami di nuovo come si monta una catena da neve.

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