26 dicembre 2010

The Tunnel

 Prendemmo la Tverskaja, in direzione ancora ignota. Pressati come tre acciughe del Mar Baltico, guardavamo fuori dai finestrini, i nostri nasi semitici, premuti contro il vetro, non dovevamo essere un bello spettacolo per i passanti sui marciapiedi.


Superammo di slancio il Night Flight: lì dentro, di certo, si stavano consumando le scene più apocalittiche dell'universo, fra champagne di quattro milioni di euro e zoccole di Novosibirisk. E noi, invece, chissà dove si stava andando. Ricordo che dissi al Maestroni: ci pensi? fai a finta di vederci da fuori, voglio dire, come se stessimo guardando noi stessi dallo spazio... siamo su una Lada che cigola come un trapano rotto, è, tra l'altro, un taxi clandestino ed è, tra l'altro, guidato da 'sto uzbeko dalla faccia non troppo raccomandabile, siamo, tra l'altro, con 'sta Tatjana, che sembra che ci voglia tirare da un secondo all'altro un calcio nelle palle per rubarci i passaporti, e nessuno sa dove stiamo andando, e non è che siamo a Terno D'Isola od a Brignano Gera D'Adda, ma siamo in una megalopoli di svariati milioni di abitanti, dio bono! Potrebbero tranquillamente sgozzarci, tagliarci il pene e trasformarlo in deliziosi manicaretti, rasarci ed usare i nostri capelli per imbottire cuscini, usare i nostri culetti vergini come rito d'iniziazione per novizi mafiosi, gesù, TROPPO ECCITANTE!Ci sentivamo tutti ubriachi, di luci, di smog, di puttane. E' dolce gustare il sapore della morte, ogni tanto.

Non ho un chiaro ricordo di questo The Tunnel, ripeto, a me le luci notturne delle megalopoli mi stordiscono più del peggiore alcolico, comunque, per precisione topografica, ho poi saputo che si trova piuttosto vicino al centro, fra la stazione Lubjanka e Kitaj-Gorod, non lontano quindi dal Propaganda e da altri postacci upper-classes e pertanto poco amati dalla cricca.
Ricordo che ci imbattemmo nel solito body-guard d'ordinanza, ma Tatjana gli disse tre parole con il suo sguardo perennemente incazzato ed in men che non si dica entrammo nel locale che, come molti locali russi, era sotterraneo e diviso in due parti, il ristorante, o comunque una parvenza di ristorante, e la zona dedicata ai balli di coppia. C'erano grosse lampade rosse sul muro, ed il fatto che il locale fosse mezzo vuoto, contribuiva a fornire al tutto una fantastica atmosfera da omicidio di stampo mafioso... l'eccitazione era così grande che non mi capacito di come non abbia potuto urlare: cristo santo, uccidetemi qui sul posto, impalatemi sul Golgota del mio indurimento ormonale! Ma non lo feci. E feci bene.

Tatjana propose di prendere qualcosa da bere. O meglio, ci propose di prendere una vodka-redbull. O meglio ancora, ci obbligò a prendere una vodka-redbull. Eravamo così stralunati che se ci avesse chiesto di bere un litro di piscio di cammello, avremmo immediatamente implorato di aggiungerci pure un gallone di piscio di struzzo. Nel frattempo arrivò Boris. Ah, mi dico, sìsì, dev'essere lui l'assassino. Nikita ci seduce e questo scapestrato biondino ci trapassa con un AK-47. Bella storia. Che buona la vodka-redbull, tra l'altro. Parlano fra loro. Mettono a posto gli ultimi dettagli. Tatjana ha gli occhi di Caronte. Che buona la vodka-redbull, se non la finiamo alla svelta certamente ci sculaccerà. Parlano fra loro. Mata Hari pone la sua borsa sul tavolo, arraffa, tira fuori una guida di Mosca, continua a cercare. Una guida di Mosca? Ah, allora l'hanno mandata da fuori. Astana, Ulan-Bator, Murmansk? Ma che abbiamo fatto poi di male? Non importa, la vodka-redbull è finita, aiuto. Mi guarda. Sta per dire qualcosa. Eloi, eloi, lema sabactani? Mi hanno rubato il passaporto ieri, cazzo, sono in giro con questo maledetto pezzo di carta, e mi sa che ho perso pure quello! Cristo, ma quindi non è neppure russa. Tutti i nodi vengono al pettine. In effetti parlava troppo bene inglese, senza il minimo accento slavo. Di Londra, sicuro.

La vodka-redbull finì ed andammo a ballare. Non ricordo se ho già detto che era alta un metro ed un cazzo... non importa, lo ripeto: era alta un metro ed un cazzo, probabilmente era la più piccola donna all'epoca presente sull'intero territorio russo. Però, gesù, quanta roba c'era, in quel metro ed un cazzo! Era saporita come una bella vongolona verace, di quelle che grondano tutte di sugo e ti sporcano il muso. Volevamo tutti puciarci i baffoni in quell'intingolo prelibato, ma allo stesso tempo ne eravamo impauriti e terrorizzati, affascinati e sconvolti, e sapevamo che, se mai avessimo raggiunto quel veleno, non avremmo campato tanto a lungo per poterlo raccontare ai nostri futuri figli... ma noi, figuriamoci! Noi, i cavalieri dell'Apocalisse, noi, i rebels without a cause, noi, i profeti del No Tomorrow, come potevamo tirarci indietro dinanzi a quella grazia, dinanzi a quel culetto a mela della Valtellina? Garbatamente porgemmo i nostri peni in segno di reciproca stima, reclinammo i nostri colli, il soffitto del The Tunnel si aprì, come il Mar Rosso dinanzi agli ebrei, e quindi uscimmo a riveder le stelle.

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