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03 febbraio 2011

Pokemon caucasici e strani modi di bere cocktails

Scendemmo per un sottoscala. Uno di quelli che crederesti che esistono solo nei filmacci americani. Oramai eravamo così su di giri che non ci avremmo tanto badato neppure se fossimo entrati in una macelleria islamica. Tatjana aprì la porta: un mare di nebbia ci arrivò dritto fino alle narici, che se mettevo il braccio davanti a me non sarei riuscito a contarmi le dita. A me questi locali sprovvisti delle più basilari norme di sicurezza, dove la legge 626 è pura utopia, dove se se scoppia un incendio si muore irrimediabilmente tutti, son sempre piaciuti un sacco, per cui un gioviale sorriso di piacere si dipinse sul mio volto. Girava musica jazz in sottofondo, ma il fumo imperante impediva di capire se ci fosse una band in carne ed ossa o se fosse musica registrata: sui divanetti, strane figure dalle sembianze umane si intrecciavano con solerzia, roteando mani e volti come dei Don Chisciotte impazziti.

01 febbraio 2011

Catarsi

Senza mollare un secondo l'Iphone, Tatjana ci raggiunse, scambiò due baci con Mark, solo con lui, e ci fece cenno di seguirla e noi, ipnotizzati come le vittime del mostro di Rostov, non ce lo facemmo ripetere due volte. Camminammo per qualche metro, per poi scendere nel sottopassaggio che ci avrebbe portato sulla Manezhnaja, in direzione Tverskaja. Il sottopassaggio era carico di fumi di piscio e di vecchi alcolizzati che urlavano qualcosa di incomprensibile, aprendo a fatica le loro bocche sdentate: Tatjana rispondeva con cenni della mano, oppure staccava un secondo l'Iphone dall'orecchio, lo copriva con il palmo della sinistra e nel frattempo sparava qualche imprecazione in russo che incredibilmente riusciva sempre a trasformare quegli ubriaconi in cagnolini silenziosi. Io le ero a fianco, mentre gli altri due stavano dietro di noi, perché, pur avendo un chiaro debole per l'americano, la nostra Tatjana era ancora letteralmente schifata dal fatto che i miei due amici parlassero tre parole in croce di russo.

13 gennaio 2011

Pulsioni di morte ed erezioni divine

(continua da qui)

   Al mattino seguente, con qualche difficoltà, andammo a scuola. Comprare i biglietti per il tram è sempre una bella impresa, se chi li vende, memore di una mentalità prettamente sovietica, è ben poco interessato al suo guadagno personale. Ricordo fuori dall'edificio un'armata di vietnamiti che pareva di essere nel golfo di Tonchino, un'intera distesa di musi gialli ci scrutava attentamente, come formichine addestrate, ognuno con la propria brava borsettina di pelle nera che faceva sfigurare la mia penna ed il mio quadernetto infilati alla rinfusa nel taschino dei jeans. 

28 dicembre 2010

Tamponamento mancato nei cessi e conseguente ritorno a casa

Dopo essersi abbondantemente strusciata sull'imberbe pacco dell'americano, la giovane Tatjana ritorna da noi. Temo che ci imponga di bere un'altra terribile vodka-redbull, ma in realtà non succede, no, la nostra Kilye Minogue pare aver fatto la sua scelta, e non sono io, e ci mancherebbe altro, e non è il Maestroni, ma è il buon Mark. Bene, penso io, che lo ammazzi pure, d'altronde si sa che fra russi ed americani non corre buon sangue, ed una volta versato il suo, chissà mai che mossa da pietà non decida di salvare la pelle di noi giovani inetti italiani.

Mi pare ancora di vedere le sue gambe accavallate su quello sgabello nero, e quel suo modo nevrotico di tirar fuori il cellulare dalla pochette di vernice.

27 dicembre 2010

Lezioni di ballo con ratto delle sabine mancato di un soffio

Come spesso succede in queste regioni ad Est di Roma, l'abilità danzatoria delle vongolette in questione può mettere in imbarazzo pure un novello Baryshikov come il Cardinetti, perché solo ad Est di Roma puoi incontrare certe mitragliate di controculi volanti, casquet a giravolta ed incrociati basso con mano del papa, eseguiti ad una velocità tale che stordirebbero un elefante indiano.