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06 dicembre 2010

Il Real McCoy, part.2

Il grosso problema dei Mojito moscoviti sta nel fatto che ci mettono troppo poco zucchero, o meglio, che non ce lo mettono per nulla: sorseggiandolo, assumi un'espressione schifiltosa che ha comunque un certo fascino su una fascia ristretta di pollame,  fascia che in men che non si dica si troverà ben presto ben disposta a concedere le sue grazie uterine a cotanta arroganza vitale degna di un Tony Montana post-moderno, specie se nel frattempo ti appoggi al bancone con il tuo glorioso gomito sinistro - e che non si dimentichi di sbuffare! Lo sbuffare è importantissimo in questi casi.
Quando passa una sublime eto ljubov' di Alla Pugacheva remixata da Dj Lebedev, in sala si scatena il delirio: le oche schiamazzano e saltellano in preda a crisi epilettiche, gli astuti scimmioni si dispongono accuratamente nei punti strategici del campo di battaglia, pronti ad usufruire degli slanci ormonali delle mucche in transumanza - ed il Cardinetti, questo leggiadro pascitor d'armenti, questo direttore d'orchestra d'anime, questo sergente di ferro e sangue, non è certo da meno, e si va a parare proprio vicino all'enorme finestrone che dà la vista sulla Kudrinskaja, da dove si gode di una vista pari a quella della Madonnina del Duomo.
<< Ma-a-a tu se-e-e-i... Enrique Iglesias!! >>
<< Eh, ma zitta bambola! Non vorrai mica farmi scoprire da tutti! E tu invece come ti chiami? >>
<< Io... Sabrina! Io m-i-i-i chia-chia-mo Saaaabrina! >>
Sabrina, uh? Un nome molto russo, peccato per un alito da cammella yemenita. Io in queste situazioni kafkiane non so mai che dire, m'innervosisco e solitamente finisco per tirar fuori il portafoglio ed offrire da bere. Ma non questa volta, eh no, puttana troia.

<< Sabrina (la prendo gentilmente per il braccio), lo vedi quello lì, quello vicino al bancone, quello che sta parlando con quel tizio alto coi capelli neri, quello con cui stavi ballando poco fa? >>
 << Oh-oh-oh, Enri-i-i-que Igle-e-e-esias!! >>
 << Sì, brava, lui, Enrique! Il suo amico con gli occhiali è un altro cantante, forse tu non lo conosci ancora ma negli USA è molto famoso, si chiama Mark Simmons, non lo conosci vero? Beh, insomma, è la sua prima sera qui a Mosca ed è molto timido, ma ti ha notato subito appena siamo entrati e vorrebbe da morire conoscerti! Perché non vai là tu per prima? >>
 << Eh-eh-eh ci vado su-su-bito! Mark Simon, Mark Simon! >>

Gondry, inquadratura: rallentato alla Matrix. Cardinetti volge il capo: il capello ribelle ondeggia ed emana afrori di Ceylon, soggettiva: che guarda Cardinetti? Zoom: personaggi in grigio, fanciullina in rosso, sfrangiata nera come la notte, linee morbide come caramelle, sorride, cenno con la mano: dai, vieni! Cardinetti, vincitore del XXXIII concorso “castelli di sabbia” tenutosi ad Alassio (era il castello di sabbia), si muove, a passi armstronghiani. Soggettiva dalla fanciulla: un beota dagli occhi a cuoricino che gli si avvicina... e poi bum! 
Il mondo riprende a scorrere secondo le tradizionali categorie aristoteliche, l'angelo mi afferra gli occhiali e li indossa, o meglio, li tiene sulla punta del naso, la visione è celeste e rinsavisco, un sorriso da pubblicità della Mentadent e le afferro la mano destra, e là! Un 360° di benvenuto, e di qua! Un casquet con riavvolgimento di pellicola finale, ed ancora, gamba incrociata con disposizione a sogliola in amore, e marciamo verso il finestrone, e là! Un'adorazione del totem inversa, e lei, mica resta a guardare! Mi mostra la Titanic, segretissima skill nota solo alle elette, ed una controadorazione da Serie A, abilmente agevolata da una pregevolissima Mano del Papa, che percorre la schiena sinuosa come un pio pellegrino per le strade di Medjugorie.
Sono costretto ad interrompere questa commovente rappresentazione di beatitudine celeste: il canottone anti-freddo sotto la camicia sapientemente sbottonata di un solo bottone inizia a fare il suo effetto e grondo sudore come un idrante di Babilonia. E' necessaria una bibita.
<< Ti va di bere qualcosa? >>
Ah, Cardinetti, la tua gentilezza è seconda solo alla tua stupidità! Ah, ma al diavolo i soldi! Che cazzo sono poi? Pezzi di carta a cui diamo un qualche significato, ma in sé sono della stessa natura dei pezzi di carta con cui ci puliamo il culo. Ah, al diavolo! Angelo mio, beviti quello che vuoi, butta giù l'intero locale e l'intera riserva alcolica moscovita, Babbo Cardiné è qui per te, Babbo Cardiné per vedere quella frangetta sorridere venderebbe un rene, ah! Più in fretta! Parliamo e balliamo e danziamo e crepiamo sul tetto del mondo, più in fretta, più in fretta! ma io, se vuoi, crostatina dolce, ti porto a Krasnoyarsk e ti sposo così su due piedi, mi imparo il rituale ortodosso in taxi, oppure cosa sei, musulmana? Mi imparo ogni cosa che vuoi, fragolina celeste, ti recito il Corano pure a versetti alterni se vuoi, mio dolce cavolino di Bruxelles, mi inginocchio ad ogni ora del giorno e faccio Ramadan almeno una volta al mese! Butto al cesso la mia fede in un secondo, se vuoi, goccia di neve, mi invento pure una nuova religione solo per me e te, se vuoi, biscottino di zenzero! Scriveranno di me “Cardinetti, il Grande Peccatore, convertito all'Induismo per amore!”, e scriveranno di te... a proposito, ma come ti chiami? E chi se ne frega, scriveranno di te “Cherubina beatifica la vita del Grande Peccatore”, e ti faranno santa, martire, patrona! E, e, e...
<< Dovresti pure parlarci, con le donnine, dopo che le hai offerto da bere. >>
La voce maestroniana mi riporta a terra.
<< Uh?! >> ribatto io, stralunato.
La puttana aveva già finito il Sex On The Beach e si stava strusciando con un altro.

04 dicembre 2010

Il Real McCoy, part.1

Il Real McCoy, localino che ai tempi mi fu specificamente segnalato nella guida fornitami dal buon Tobe, impareggiabile amico che, bontà sua, campò qui per un intero anno, si trova un poco imboscato sulla Kudrinskaja, vietta che taglia il Sadovoje Kol'tso, e si trova facilmente uscendo dalla metro Barrikadnaja. Di notte la zona si riempie di baracchini di uzbeki venditori di shashliki e di taxi più o meno ufficiali che strombazzano come cani infuriati per poter caricare per primi i rifiuti semideambulanti che progressivamente vengono cacciati fuori dal locale, ma a conti fatti, a meno che a far di conto non ci sia qualche capra timorata di Dio, la zona è tranquillissima, ed infatti il Cardinetti, che sfoggia un paio di pantaloni bianco shocking da far invidia al Costantino Vitagliano dei tempi d'oro, si fa largo fra gli stuoli di musi semigialli grondanti pezzi di carne dalle labbra alla guisa del Mosè durante l'apertura del Mar Rosso.
Avvicinandosi all'ingresso, lo sherpa camuno spiega all'ignaro yankee una delle basi fondamentali del gozzovigliare moscovita: il face-control.
<< Ingresso gratuito, come in Estonia. Ma lo vedi quel tizio grosso all'ingresso? E' lui che decide chi entra e chi sta fuori. Solitamente agli stranieri di nazioni grosse non fanno troppe storie, comunque lascia fare a me e tu non dire nulla. >>
 Mark si caca in mano. Ha scritto in faccia di essere del New Jersey. Face-control, ah? Pensa alla Siberia, arcipelago Gulag, niente più wi-fi, i Dallas Cowboys vincono il Superbowl, Obama rivela essere un travestito, invasione di alieni, Keis diventa cristiano...

<< Otkuda vy? >>
<< Italia! Ah ah!>>
<< Aaah, italiano! prohodite, prohodite!>>
Il Real McCoy, che di giorno è un tranquillo ristorantino per annoiati uomini d'affari, nelle sere dei weekend si trasforma nella bolgia dei dannati: Capaneo in console spara trashisshimi pezzi anni gorbacioviani, con una spolveratina di Zucchero e una cucchiaiata di Celentano remixato da un giostraio sbronzo di Ufa, nella dancehall, che in realtà non è dancehall affatto, ma è uno spazio ricavato dall'aver rimosso i tavoli solitamente adibiti al ristoro, si arruffano i lussuriosi, e qui Paride ed Elena, e qui Paolo e Francesca, e qui Didone e... e qui Didone e Maestroni, solo che la Didone in questione non ha mica gli occhi da kazaka: par quasi di Pskov, o di quelle zone lì a metà strada col confine estone, ed io su queste cose antropologiche sono bravissimo ed ho un margine d'errore di dieci chilometri, per cui al limite estremo può essere di Ljubjatovo.
Quando il fisioterapista mi vede, ci manca poco che non sputi il Long Island che tiene in mano in faccia alla sgarza: con un rapido gesto del suo possente braccio, scaccia la malcapitata come se fosse un cazzo di moscerino capitatogli in una notte afosa sul fiume Brembo e mi si avvicina, ovviamente arricciandosi la folta chioma leonina.
<< Non ho voglia di spiegarti niente, stronzo. Starò qua sei mesi, forse più, forse meno, se mi getteranno anzitempo nella Moskva, per cui vediamo di far fruttare questo tempo, visto che finalmente siamo qui, ok? Chi è quella? >>
 << Chi, la bionda? Ma che cazzo ne so, mi si è attaccata al culo da dieci minuti. Deve aver notato quanto apra facilmente il portafoglio per prendere bere. E' già mezza ubriaca, lo vedi? non si regge in piedi, prima che ti vedessi continuava a gridarmi nell'orecchio che era contentissima di stare ballando con Enrique Iglesias. Muy felitse mi fa, la capra. Enrique Iglesias, oh! Se ti sbrighi quella è tua, non devi neppure portarla... a proposito, ma dove cazzo stai? Morto di fame come sei sei capace di startene sei mesi nell'Aleksandrovksij Sad coprendoti coi cani randagi! Se sei venuto a scroccarmi un posto caschi male, perchè ci manca poco che debba dormire già in piedi di mio. Ah, fanculo, non dirmelo, ne parliamo dopo... dicevo, dalle pure una ripassata nei bagni, il buttafuori è mio amico e nessuno verrà a romperti il cazzo. Ma vacci piano e fila sul sicuro, che quella è più carica di malattie del Gange. Ce li hai, vero? Aspetta, dovrei avercene... No, niente... boh, forse c'è il distributore nei cessi. E vaffanculo, mica eri te quello che diceva sempre che voleva morire? Montala a secco e cadi da uomo. Al massimo vengo a controllare io, nel caso mi venisse voglia di farmi dare una smanettata, sai, non si sa mai con questo freddo, e poi... Cristo! scusa se parlo troppo, ma mi capisci, porca puttana! >>
<< Zero. Sai che non amo quelle a cui puzza la fica. Piuttosto, andiamo a bere qualcosa che ti presento Mark. Magari la molliamo a lui, ti ho mai detto che gli americani vanno pazzi per le passere sbronze? >>

02 dicembre 2010

Il mio compagno di camera, part.2

Furkat è così magro che la sedia coi braccioli su cui poggia le sue fragili chiappette rachitiche pare inghiottirlo, i suoi occhiali, mezzi storti e continuamente bisognosi di essere sistemati sul naso con l'indice della mano destra, presentano una curiosa particolarità: la lente destra è estremamente più spessa di quella sinistra. Considerando che io sono completamente cieco dall'occhio opposto, direi che formiamo proprio una bella coppia di menomati fisici. Ha capelli lunghi, fini come spaghetti ed unti come frittelle del Giovedì Santo, che gli raggiungono le spalle, ed io m'immagino che shock sarà se per caso lo dovessi incontrare mezzo addormentato di notte mentre mi accingo a cambiare l'acqua al Redentore.

Come mai sei qui, italiano?

Mi parla in inglese, sottovalutando le enormi capacità nella lingua di Tolstoj che ho rapidamente affinato durante il mio soggiorno in territorio baltico.

E' una bella domanda. Forse è meglio che te lo spieghi un altro giorno... comunque parlo un po' di russo...

Non mi interessa. Preferisco migliorare il mio inglese se non ti dispiace, italiano.

No, che, a me? figurati! Basta che non parliamo in uzbeko!

Ma Furkat non ride, anzi, torna a guardare lo schermo, dove nel frattempo è arrivato pure un rospo. Effettivamente non è stata la battuta più felice della mia lunga carriera di pluripremiato umorista preraffaelita. Raccolgo quindi i miei due stracci e le mie espadrillas umide e, silenzioso e umiliato come un ratto gigante di Bucarest, me ne ritorno nel mio scalcagnato buco.

La doccia: ho chiaramente dimenticato i miei preziosi infradito griffati Calvin Klein, comprati per 9,99 euro al Coin di Bergamo, e sono quindi costretto, almeno per il momento, a poggiare i miei divini piedini, che tanto terrore sparsero sui campetti spelacchiati di tutta la bergamasca, su aitanti incrostazioni di color giallognolo che spuntano come funghi dal pavimento del bagno. La doccia è ovviamente sprovvista di tendina riparatrice, ed io, che già trasformo tutto nel lago Bajkal quando tale tendina è presente, non oso immaginare che cosa salterà fuori al termine delle mie meticolose abluzioni. Insaponandomi con estremo piacere l'Omega, mi scappa una timida bestemmietta: questo ph sovietico evidentemente non mi si addice. Speriamo che Furkat non mi abbia sentito.

Profumato come una escort minorenne prima di fare le piroette sul lettone di Papi Berlusconi, mi dirigo al terzo piano, dove pare sia collocato il figlio di puttana americano. Stanza 166, un numero che mi ispira dolci ricordi. Dovrei smetterla con 'sta storia dei numeri perchè mi fa sentire un accanito lettore della Torah.

Deja vu: me lo ritrovo di fronte al laptop intento a guardare una partita di quelle seghe umane dei Dallas Cowboys. Ricordo quando cercò di spiegarmi le regole del football americano, durante una solitaria notte estone: incomprensibile come il teorema di Ruffini, questo sport balzanissimo costellato di interruzioni pubblicitarie.

Tu quoque, Mark? Lo yankee pare notevolmente cambiato dall'ultima volta che lo incontrai: non più quei banalissimi capelli lunghi da hippie post litteram, ma uno sbarazzino taglio sfilato, molto simile ad uno di quelli con cui feci intere stragi di estrogeni durante l'indimenticabile annata 2006/2007, anno in cui il Cardinetti raccolse le seguenti onoreficenze che vado ora ad elencare:
  • Primo classificato nella categoria "Sedurre donne sessualmente frustrate".
  • Primo classificato nella categoria "Composizione di opere letterarie volte all'ottenimento dei favori delle suddette donne sessualmente frustrate".
  • Premio della giuria "Miglior elocutio degli ultimi 500 anni, Concilio di Trento compreso".
  • Nota di merito per la scoperta della skill danzandi "No-look con castigo finale".
  • Primo classificato ex-aequo nella categoria: "Riscopritori dell'importanza del Triangolo nella vita moderna".
  • Laurea honoris causa all'Università del saltare sessioni d'esame.
 Salto i convenevoli perchè non interessano a nessuno, e d'altronde non siamo neppure due che amano farli. Ritengo sia molto più importante sapere chi sia il suo coinquilino.

Mah, uno strano tizio, pare sia lettone, ma non parla molto bene né inglese né tantomeno russo... Guido, Gvido, dunno...

Sempre meglio che avere un pederasta zoofilo, gli fa il Cardinetti, lingua tagliente come una lama Mach 3 di quelle che usava il Cannavaro.

James Fenimore Cooper mi chiede se me la sento di uscire subito stasera. Ma che cazzo di domande, sei proprio uno stupid Amerrecano tu! Cardinetti, il vitalista del 2050, l'Andrea Sperelli degli straccioni, l'Arthur Rimbaud dei mentecatti, non se ne sta mica chiuso in cameretta nella sua prima notte moscovita, ah no porca puttana in fregola, specie se a distanza di un muro c'è un ussaro uzbeko intento a guardarsi il Discovery Channel in formato porno!
Prendo il suo computer. Babbo Maestroni è in linea. Il piano è far finta di nulla e chiedergli dove passerà la serata, giusto così per far rosicare me, povero disgraziato dimenticato nel mio paesello bergamasco, mentre invece, zac, gli parerò d'innanzi così d'amblè, a quello stronzo che aveva ancora da invitarmi a raggiungerlo.

Pare che l'ottimo massaggiatore di chiappe altrui dall'impercettibile accento della Val Brembana porti la sua ultima fiamma, che se non ricordo male m'aveva detto essere una mezza kazaka dal nome di Ksyusha (!) al Real McCoy. L'ottimo massaggiatore di chiappe altrui dall'impercettibile accento della Val Brembana è sempre stato un tipo abitudinario.